L’Italia esce sconfitta dal secondo esame della UEFA Women’s Nations League contro la Danimarca andato in scena nella giornata appena archiviata tra le mura del Picco di La Spezia: tre le reti subite dalle azzurre nel secondo tempo, intervallate da una unica risposta a favore trovata da Cambiaghi al 58′.
Di seguito pagelle e valutazioni della formazione tricolore, ora a pari punteggio proprio con la recentissima diretta avversaria del gruppo D.
GIULIANI: 5 – A parte un pallone che poteva lasciar scorrere per evitare di concedere una possibilità “red” (si sa, basta meno di un minuto per poter cambiare le sorti di una intera gara), il suo cognome in questa giornata è sinonimo di non completa lucidità, sopratutto in riferimento alle reti del 2-1 e del 3-1.
BOATTIN: 6,5 – Perfetto l’assist offerto a Cambiaghi, responsabile del centro “accorcia distanze”. Placcare la temibile Harder sembra essere stata la sua missione. Sostituita da Bonfantini all’86’, che riesce a fare ben poco in termini di cambiamento.
LINARI: 5 – Non riesce a reagire al pressing di Thomsen, permettendole di bucare in modo decisivo la porta azzurra sul finale. Oltre all’errore citato, costato caro all’intero gruppo tricolore, risulta imprecisa e non del tutto in partita.
LENZINI: 6,5 – Qualche errore in fase iniziale e si perde leggermente in seguito alla giocata scandinava, ma il suo contributo rimane forte anche in copertura.
DI GUGLIELMO: 5,5 – Buona in accelerazione, sopratutto nei minuti iniziali, ma non basta. Holmgaard la mette da parte come niente nella seconda parte di gioco, dimostrando lacune (almeno in tale frangente) in fase di lotta.
BECCARI: 6 – Entra in campo con tutta la buona volontà di far bene, torna a casa con una prova strettamente sufficiente. Qualche incertezza (forse anche per via del pressing avversario), ma la sua disponibilità a curare i dettagli di reparto ed a rispondere al meglio quando viene chiamata in causa è da premiare.
46′ Cantore: 6,5 – Ottimo inserimento, un cambio piuttosto adeguato. Ha colorato un dipinto che fino a quel momento era rimasto quasi del tutto in bianco e nero.
CARUSO: 7 – Tunnel, girate e numeri: la numero 18 dimostra di valere un posto nella bacheca delle titolarità. Da ricordare la conclusione dell’11’, forte segnale, seppur sia arrivata direttamente tra le mani dell’estremo difensore danese.
GIUGLIANO: 6 – La traversa ancora trema per quel formidabile tiro dalla distanza al quarto minuto, con lo stesso pallone poi agganciato ed insaccato da una Giacinti in posizione di fuorigioco. Cerca di dare brio ad una gara apparentemente calma, intensificata da duetti anche fallosi da parte delle avversarie danesi, ma non riesce nell’intento, né ad offrire una sterzata decisiva al comparto offensivo.
BERGAMASCHI: 7 – Col suo solito sprint anche stavolta non si risparmia nei movimenti continui sulla fascia destra. I movimenti di costruzione limpida passano anche da lei. Se avesse potuto scrivere sulla fronte un’unica frase sarebbe sicuramente stata “non mollo mai”. È Bonansea a sostituirla al 77′ con una prestazione di personalità minore rispetto alla media personale.
CAMBIAGHI: 7 – Una sorta di leader per una partita complicata non più solo sulla carta. La più a fuoco del tridente schierato, riparatrice dopo cinque minuti dal vantaggio trovato da Færge. (78′ Piemonte: 6 – Entra per spaccare, ma il risultato non è lo stesso di Lazio – Inter!)
GIACINTI: – 6,5 – Si muove in profondità e fa avanti ed indietro per non perdere neanche la minima chance. A parte la rete trovata ed annullata dopo il clamoroso legno di Giugliano, non ha poi così tante occasioni per farsi valere. Al 59′ lascia un posto sul palcoscenico a Dragoni, lampo mancato che poteva illuminare il cielo di una giornata come quella trascorsa in cui il maltempo (in tutti i sensi) ha fatto da protagonista.
Commissario Tecnico Andrea Soncin: 6 – Nonostante l’esito finale, lo spirito della squadra è quello che continua a fare la differenza. Il 3-4-3 opposto crea una mattanza soprattutto nel secondo tempo a cui non riesce a porre rimedio; svariate le proposte di cambio che urgono reazione, ma manca qualcosa. Le risorse ci sono, si, ma non riescono a limitare i danni.
Le parole dettate in conferenza stampa promettevano bene, seppur la consapevolezza del potenziale danese era particolarmente evidente; l’approccio rimane quello giusto, in fin dei conti una buona squadra sa anche soffrire.